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14 novembre

Stage di Krav Maga

RAGAZZI questo è uno degli stage che proponiamo...giusto per farvi venire l'acquolina in bocca...se volete partecipare il 29 e 30 novembre potete contattarmi qui sul sito oppure sulla mia mail      thedieg@hotmail.com     per tutti ci sarà la possibilità del pernotto!!!

Fatemi sapere e sotto a chi tocca!!!!



Israeli System of Military Self Defence

KRAV MAGA



Corsi speciali per:

Forze dell’Ordine;

Difesa Personale Femminile;

Uso di oggetti comuni per Difesa Personale;

Sicurezza in casa e sicurezza in auto;

Corsi Speciali di combattimento con Coltello, Tonfa e Baton

(solo per operatori alla pubblica sicurezza).

Qualsiasi tipo di corso può essere richiesto per ogni esigenza speciale.


Il corso ufficiale

Israeli System of Military Self Defence

prevede Corsi Istruttori con accreditamento internazionale:

Assistente Istruttore Livello C

Assistente Istruttore Livello B

Assistente Istruttore Livello A

Istruttore 3° Livello

Istruttore 2° Livello

Istruttore 1° Livello

Maestro


The Israeli System of Military Self Defence Krav Maga


Il sistema è stato sviluppato dagli esperti delle Forze Difensive Israeliane. La difesa personale deve essere parte integrante del curriculum di addestramento di tutte le forze di sicurezza.

KRAV MAGA è un semplice termine ebraico per “combattimento con contatto”.

La ragione è principalmente la praticità, ma serve anche a migliorare il controllo e lo studio dell’aggressività e della motivazione. Il sistema è un insieme di principi specifici e sistematici delle reazioni fisiche e mentali in condizioni di stress e di violenza fisica. Tutte le azioni sono state create espressamente per rispondere alle speciali necessità delle forze di sicurezza, ordinari cittadini che hanno un tempo limitato per studiare ed esercitare l’auto difesa. Tutte le speciali tecniche del Sistema sono costruite e sviluppate su solide basi di studio e ricerca delle reazioni umane intuitive e naturali a un atto di violenza fisica. Il Krav Maga è un sistema di principi semplificati di auto difesa che dà i migliori strumenti per usare voi stessi come un’arma. È stato provato che il Krav Maga è l’ultimo strumento che sviluppa i requisiti necessari per l’auto difesa di un soldato, un poliziotto o di un semplice operatore alla sicurezza. Il Krav Maga é semplice e chiaro. L’allenamento di sistemi di auto difesa è una parte integrante di qualsiasi curriculum professionale per ogni operatore alla sicurezza. Le conoscenze di base di autodifesa sono un dovere professionale di chiunque sia addetto alla sicurezza pubblica e privata, un operatore in senso lato deve avere conoscenze ed abilità per risolvere ogni tipo di situazione anche nel campo dello scontro fisico.



Obiettivi degli allenamenti:

  1. Difesa Personale: gettare una base di difesa personale e di condizionamento fisico al confronto fisico con il tempo a disposizione.

  2. Fitness fisico e mentale: sviluppo dello spirito, dell’energia interna e della tecnica, nonché condizionamento nell’affrontare situazioni di stress.

  3. Aggressività: un controllo ed utilizzo razionale dell’aggressività. È un dovere di ogni addetto alla sicurezza.

  4. Personalità guerriera: la personalità di un guerriero è un profilo immancabile in uno spirito combattente, potente, persistente e con un’alta qualità di performance tecnica.

  5. Controllo fisico e mentale: un tempo di reazione breve crea azioni equilibrate in ogni situazione ed in tutte le condizioni.

  6. Linguaggio del corpo: buone condizioni fisiche, abbigliamento corretto al lavoro e conoscenze di protocolli operativi prestabiliti.



Israeli System of Military Self Defence Krav Maga

Il sistema studiato dal Dr. Rony Kluger, è basato su una lunga vita di esperienze di allenamento ed insegnamento nel campo dei sstemi di combattimento.


Il Sistema è frutto di uno studio moderno delle necessità dei nostri giorni. È stato pensato con il compito specifico di rispondere alle necessità di una difesa personale pratica e semplice, per un uso dedicato specialmente alle Forze di sicurezza, ma in grado di soddisfare anche i bisogni del semplice cittadino. Il Maestro Dr. Rony Kluger ha servito come Istruttore di Krav Maga la Forza Difensiva Israeliana e durante il corso degli anni è stato Analizzatore e Supervisore di varie Agenzie di Sicurezza in Israele e nel mondo. Ha fondato e diretto un Dipartimento di Arti Marziali in Israele con il nome di “Istituto di Educazione Fisica” meglio conosciuto come “Wingate Institute”, e dopo aver servito il governo per oltre 19 anni, oggi è il Rettore all’Israeli College for Security and Investigation. Il Dr. Rony Kluger, è qualificato 8° Dan di Karate Do, 8° Dan di JU Jitsu (WJJIKO) e ha studiato e si è qualificato nel Kobudo tradizionale di Okinawa, nel Tai Chi e nello Iai Do (arte dell’estrazione della spada). È un insegnante professionista a tempo pieno di Arti Marziali e di Sistemi di Combattimento.

24 août

I fondamenti del Karate


Il Karate essenzialmente basa le proprie tecniche su tre momenti fondamentali, tre grandi famiglie di esercizi, tutte eseguite al solo scopo di migliorare le capacità in combattimento. Come un imponente triangolo in cui al centro giace il nostro corpo ed il nostro spirito.



Preparazione fondamentale (Kihon)

Il Kihon è un termine che indica le tecniche di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate. In pratica, si tratta di esercizi propedeutici all'esecuzione tecnica nel Karate.




Le forme (Kata)

Nel Kata, che significa "forma", si racchiudono le tecniche diffuse dalle varie scuole. Il Karate ha una vasta gamma di kata. I kata possono essere visti come delle tecniche marziali prestabilite, per la maggior parte, nelle otto direzioni dello spazio. Il kata non viene considerato come un combattimento simbolico eseguito a vuoto, ma come un combattimento contro uno o più avversari. Il numero dei kata, ma anche i loro nomi e i kata stessi, cambiano in base alla scuola ("stile") che si pratica. Gli elementi fondamentali per eseguire un buon kata sono: la tecnica, kime (la breve contrazione muscolare isometrica eseguita nell'istante della conclusione della tecnica), la potenza (indicata dalla formula P=FxV dove la velocità risulta essere maggiormente incisiva della forza), l'espressività, il ritmo.




Il combattimento (Kumite)



Nel Kumite i colpi non vengono affondati alla ricerca del knockout (KO) dell'avversario, ma vengono arrestati per ovvi motivi di incolumità. Le tecniche tuttavia, devono dimostrare il loro potenziale ed essere eseguite, arrestandole con controllo per non arrecare eccessivi danni. Ciò è possibile grazie ad un adeguato allenamento e ad un opportuno regolamento di gara. Quest'ultimo infatti prevede un contatto a livello addominale, un contatto con tecniche di braccio al volto e un contatto con tecniche di calcio al volto. L'ausilio di protezioni preventive (conchiglia, paradenti, corpetto, paratibia-piede, guantini) e l'adozione di sanzioni adeguate e di opportune norme completano il regolamento nella massima tutela dei praticanti( ovviamente mi riferisco al Karate sportivo, ovviamente il karate tradizionale o quello da strada è ben altra cosa).

I 20 precetti del karateka


I Venti precetti fondamentali del KARATE



  1. Il Karate comincia e finisce col rispetto.

  2. Il Karate è mai attaccare per primi

  3. Il Karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia

  4. Il Karate è prima di tutto capire se stessi e poi gli altri

  5. Nel Karate lo spirito viene prima; la tecnica è il fine ultimo

  6. Il Karate è lealtà e spontaneità; sii sempre pronto a liberare la tua mente

  7. Il Karate insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia

  8. Il Karate non si vive solo nel dojo

  9. Il Karate è per la vita

  10. Lo spirito del Karate deve ispirare tutte le nostre azioni

  11. Il Karate va tenuto vivo col fuoco dell'anima; è come l’acqua calda, necessita di calore costante o tornerà acqua fredda

  12. Il Karate non è vincere, ma è l'idea di non perdere

  13. La vittoria giace nella tua abilità di saper distinguere i punti vulnerabili da quelli invulnerabili

  14. Concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario

  15. Mani e piedi come spade

  16. Pensare che tutto il mondo può esserti avversario

  17. La guardia ai principianti, la posizione naturale agli esperti

  18. Il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa

  19. Come l'arco, il praticante deve usare contrazione, espansione, velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza

  20. Fai tendere lo spirito al livello più alto

Gli stili del Karate

TUTTI GLI STILI DEL KARATE


Pochi sanno in realtà che gli stili del Karate sono ben 19....si avete letto bene proprio 19!!

qui sotto ve li elencherò....e non si dica che nel karate ci sono poche tecniche (forse anche troppe in realtà)


Ashihara

Chito ryu

Enshin

Gensei ryu

Goju ryu

Isshin ryu

Kyokushin

Ryu te

Seido

Shorin ryu

Shorinji ryu

Shito ryu

Shotokai

Shotokan

Shudokan

Uechi ryu

Wado ryu

Yoshukai

Shuri ryu



P.S.

Di seguito vi ho messo tutti i simboli dei vari stili sopraelencati, nello stesso ordine in cui li avete appena letti


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http://www.koseido-dojo.org/images/koshinha.gif
http://www.enshinconn.com/assets/images/enshinl_ogo.jpg
http://homepage2.nifty.com/gensei-ryu1/sub4.gensei-ryu.gensei-ryu.files/maku1.gif.gif
http://www.superkickkarate.com/img/gojuryucrest.gif
http://www.senseihovey.com/Hovey%27s-Symbol2.gif

http://www.kyokushin-do.net/images/kankugran.gif

http://www.roberttellersoka.com/pics/eseal.gif
http://www.seido-germany.de/WSKO.jpg
http://www.shorin-ryu.co.za/images/Shorin-Ryu%20PATCH.gif

http://www.kaikandojo.com/images/tomoe.jpg

http://www.btbmartialarts.com.au/SKI%20emblem.jpg

http://www.shotojuku.com/jiujitsu/mokkou.web.jpg

http://www.authenticshotokan.com/_borders/ASKA%20Logo.gif

http://media.merchantcircle.com/25794954/shudokan%20patch_medium.jpeg

http://gojuryuohshikai.org/uechi/uechiryusy2.gif

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http://www.yoshukaiinternationalkarate.com/images/Crest.gif

http://www.btbmartialarts.com.au/SKI%20emblem.jpg




La Storia del Karate





LA STORIA DEL KARATE

Nel tentativo di rintracciare le origini del Karate, è doveroso portare la nostra attenzione su

Okinawa, la maggior isola dell’arcipelago delle Ryu Ryu, da dove ci giungono circa 300 anni di

storia documentata del Karate.

Il Karate ha avuto nel corso dei secoli, differenti appellativi. La denominazione più antica fu

il “TE”. Seguirono numerose altre che ricordiamo: Okinawa-Te, Tote (mano di To, To = dinastia

cinese), Kempo Tote, Ryu Ryu Kenpo (lotta con le mani di Ryu Ryu), Shurite (mano di Shuri, Shuri

= castello), Tomarite (mano di Tomari, Tomari = porto), Nahate, Shorin ryu, Uechi ryu, Ryuei ryu,

Shotokan, Shitoryu, Wadoryu.

Tutti i grandi maestri di karate di Okinawa, sono stati e sono d’accordo nel testimoniare che il

TE”, una forma di lotta locale a mani nude, esisteva nell’isola fin da tempi immemorabili.

Ma è altrettanto probabile, per non dire sicuro, che il “TE” do Okinawa abbia avuto

l’influenza del Kempo cinese. Fino al 160, non esisteva nessuna testimonianza relativa al “TE” di

Okinawa; è documentata d’altro canto, l’introduzione del Kempo cinese sull’isola.

Quando nel 1368 salì al potere la dinastia Ming (1398-3644) Satto, re di Okinawa, si recò

dall’imperatore per rendergli omaggio e per ottenere una conferma del suo diritto di regnare.

Il consolidamento dei rapporti fra Cina ed Okinawa iniziò nel 1372 data in cui l’imperatore

inviò, per incrementare il progresso dell’isola, una missione di sviluppo costituita da cinque gruppi

familiari i cui membri erano piloti di navi, esperti di costruzioni edili, avvocati. Questi si stabilirono

nel villaggio di Kumemura dove importarono le loro abitudini e la loro religione; proprio a

Kumemura nel 1886 alcuni discendenti di queste famiglie eseguirono per la prima volta

pubblicamente, i Kata Seisan e Superimpei. Da allora cominciarono ad infittirsi i rapporti

commerciali tra l’isola e la Cina: molti cinesi vennero ad Okinawa ed altrettanti isolani si recarono

in Cina; e da quel momento molto probabilmente il Kempo cinese ha incominciato ad influenzare le

tecniche del “TE”: questo fu un primo canale di influenze. Il secondo fu costituito dalla missione di

diplomatici cinesi (Sappushi), che erano inviati in gran numero ad Okinawa. Il primo Sappushi

(messo dell’imperatore) giunse appunto nel 1372 e al suo seguito c’erano dei soldati, quelli che oggi

chiameremmo uomini del servizio di sicurezza. Certamente tra di loro non mancavano esperti di

Kempo cinese.

Il periodo di permanenza di queste missioni nell’isola variava dai tre ai dieci mesi; è facile

supporre che molte volte i cinesi si allenassero con i “locali”. L’intervallo fra l’invio di una

missione e la successiva, di norma era piuttosto lungo; i Sappushi, infatti, giungevano ad Okinawa

principalmente quando cambiava il re. Fra l’arrivi di un Sappushi e il seguente gli indigeni avevano

tutto il tempo di assimilare e trasformare le tecniche imparate. I Bushi di Okinawa, dunque,

disponevano di qualche anno, prima che giungessero altri cinesi, per inserire quanto avevano

appreso e assimilato nel loro bagaglio di tecniche già acquisite.

L prima testimonianza storica di questi interscambio riguarda Wanshu, un inviato

dell’imperatore che praticava Kempo, giunto ad Okinawa nel 1683. Il suo nome viene ricordato

ancora oggi da un importante Kata: Wanshu.

A questo punto è d’obbligo menzionare la leggenda molto diffusa secondo cui il Karate si

sviluppò ad Okinawa e divenne popolare tra gli isolani poiché era loro vietato possedere armi. Ci

furono due differenti decreti che stabilirono questa legge: il primo promulgato nel 1429; il secondo

circa duecento anni più tardi. Prima del 1429 l’arcipelago delle Ryu Ryu era diviso in tra regni:

Chuzan, Nanzan e Hokuzan. Fu il re di Chuzan, Shoashi, che dopo un lungo periodo di guerre,

riuscì ad unificarli ed istituì la norma che proibiva a tutti gli abitanti delle Ryu Ryu di possedere

qualsiasi tipo di arma. Stabilì a Shuri un governo centralizzato che durò per i successivi duecento

anni. In questo periodo incominciò a svilupparsi la forma di combattimento conosciuta con il nome

di Tode. Sebbene il Tode fosse una disciplina sviluppatasi e maturata ad Okinawa, senza dubbio fu

influenzata dal Kempo cinese. Il Kempo, cioè la via del pugno, impropriamente chiamato Lung fu,

che significa “duro lavoro”, è noto nella lingua mandarina con il nome di Ch’uan fa ed in quella

cantonese con quello di Kenfa. Quando il Kempo arrivò alla Cina, il nome si trasformò in Tode: il

termine “TO” stava, infatti, ad indicare la provenienza cinese di quest’arte (To = dinastia Tang)

mentre Te – la cui pronuncia poteva essere anche “DE” – significa “mano”. Un rapido sviluppo del

Tode avvenne a partire dal 1609, quando Shimazu, il daymo signore di Satsuma, oggi Kagoshima,

occupando Okinawa, ripristinò l’editto che proibiva il possesso di armi.

Satsuma inviò degli ispettori per verificare che la restrizione fosse scrupolosamente rispettata.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il Tode iniziò ad essere praticato durante quel periodo

nell’assoluta segretezza, essendo per gli abitanti l’unico mezzo di difesa.

Praticavano questa disciplina gli appartenete a classi alte dell’isola, per i quali non vigeva la

proibizione. Queste considerazioni storiche fanno pensare che la versione più comune sullo

sviluppo del “TE” sia solo una leggenda.

L’inviato dell’imperatore ad Okinawa, successivo a Wanshu, di cui abbiamo testimonianza è

Kashanku. Questo non era il suo nome proprio, ma quello dell’alto grado che ricopriva nella

gerarchia militare; altrettanto elevato doveva essere il suo posto nella delegazione cinese inviata ad

Okinawa nel 1756. Ricordiamo Kashanku perché, nell’anno del suo arrivo ad Okinawa eseguì una

dimostrazione di Kempo cinese, e perché ci è stato tramandato un Kata che porta il suo nome

(Kanku Dai).

Questi due uomini costituiscono probabilmente la punta emergente di una schiera più vasta di

praticanti di Kempo cinese, che dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 esercitarono una grossa

influenza sui loro colleghi di Okinawa, in quel periodo che possiamo considerare la protostoria del

TE” sull’isola. Dalla metà del ‘700 fino alla fine del secolo, quest’arte troverà poi la sua

sistemazione organica.

PRIMO PERIODO: LA FONDAZIONE DEL “TE”

E’ il periodo in cui operò il famoso maestro Sakugawa (1733-1815) conosciuto come “Tote

Sakugawa” (Sakugawa mano cinese), probabilmente il vero fondatore del Karate. Nelle gerarchia

dei Samurai ricopriva il grado piuttosto alto di “Bechin”. Non è escluso che sia venuto a contatto

con Kushanku: la leggenda vuole che un giorno Sakugawa vide un elegante cinese appoggiato ad un

parapetto di un ponte della città Di Shuri e non seppe resistere alla tentazione di spingerlo in acqua.

Quando scoprì che la vittima del suo scherzo era il famoso Kushanku, avvilito e confuso, Sakugawa

gli domandò scusa; Kushanku non solo lo perdonò, ma acconsentì ad accoglierlo tra i suoi allievi.

Dopo molti anni egli diventò così forte, saggio e famoso che venne addirittura soprannominato

Tote”. E’ entrato oggi nella leggenda non solo come grande esperto di Karate, ma anche di Bo

(bastone).

In quel periodo Okinawa era sotto il periodo del feudo giapponese di Satsuma. Come

dicevamo prima, il soprannome Tote doveva essere legato alla sua conoscenza del Kempo cinese.

Questa circostanza particolare è importante, perché se i suoi contemporanei hanno voluto

specificare “mano cinese”, si può supporre che doveva già esistere una “mano” che non era cinese.

Immediatamente successivo a lui, è il suo allievo Matsumura Sokon, ideatore di Bassai-Dai,

anch’egli fu Samurai con il grado di Bechin. Visse dal 1793 al 1890. A Matsumura dobbiamo

l’organizzazione sistematica del “TE” di Okinawa. Dopo di lui le tecniche di combattimento a mani

nude, tipiche di quell’isola presero il nome di Okinawa-Te.

Nel primo periodo il “TE” era costituito essenzialmente da una serie di movimenti:

probabilmente Kata appena abbozzati. I maestri di quell’epoca non insegnavano l’applicazione di

varie tecniche presenti nelle combinazioni: insegnavano la forma e lasciavano che ognuno capisse

da solo il significato. Nel momento in cui erano sicuri che gli allievi non avrebbero utilizzato male

le tecniche apprese, ne veniva spiegato loro il possibile impiego. Ai maestri non interessava avere

molti allievi. Facevano lezione a persone che in un certo senso “adottavano”, perché pensavano che

avrebbero potuto imparare bene l’arte. La trasmissione di padre in figlio era la cosa più normale. Gli

allenamenti si svolgevano all’interno delle case o in giardino. I Dojo (palestra) così come li

conosciamo adesso non esistevano. I maestri andavano spesso ad allenarsi da soli nei boschi o sulla

spiaggia, preferibilmente di notte.


SECONDO PERIODO: TOMARITE, SHURITE, NAHATE

Dalla scuola di Matsumura uscirono molti maestri: tra di loro ricordiamo tra i più importanti:

Itosu (1830-1914) e Azato (1826-1906), maestri di Funakoshi, entrambi dello Shurite. E allora: i

maestri Matsumura (1829-1898), Oiadomari, Yamada e Maeda, tutti del Tomarite. Infine

ricordiamo il maestro Higaonna (1825-1915) del Nahate, che si recò in Cina per studiare il Kempo

cinese ed il maestro Nakahima (1819-1879) del Ryuei ryu. Dopo l’organizzazione dell’Okinawa Te

portata a termine dal maestro Matsumura, si svilupparono da questa stessa corrente altri stili: lo

Shurite e il Tomarite così chiamati perché praticati rispettivamente presso il castello di Shuri e il

porto di Tomari. Sostanzialmente, diverso appare invece, il nahate, fondato dal maestro Higaonna

fortemente influenzato dal Kempo cinese del Sud.

Una terza tendenza apparve poi con i maestri Nakahima e Sakyama che si recarono in Cina a

studiare il Kempo e fondarono una loro scuola: il Ryuei ryu. Il secondo periodo è quello in cui si

cominciarono a formare e a cristallizzare gli stili. Partendo dalle combinazioni del primo periodo,

secondo il luogo in cui si praticava (tomari. Shuri e Naha), si passa ad un’organizzazione più

generale delle forme e sono creati, o forse meglio sviluppati, i Kata. Un ruolo importantissimo lo ha

ricoperto Matsumura Sokon, era l’amministratore capo del castello di Shuri, un personaggio di

altissimo livello sociale. A lui va il merito di avere organizzato meglio lo Shurite.

Il luogo classico per l’allenamento erano ancora il giardino oppure i boschi o la spiaggia. Una

classe era formata da poche persone e la lezione consisteva nell’esecuzione di Kata.

Il secondo periodo è quello della cristallizzazione degli stili grazie al lavoro svolto dal

maestro Itosu (Shurite) e dal maestro Matsumura (Tomarite). Itosu è stato influenzato dai maestri

Teruya, Uku, Makabe e di altri del Kempo cinese. E’ un fatto storico che sia Itosu sia Matsumura si

allenavano con insegnanti di Kempo sulla spiaggia di Tomari. Ma l’elemento più importante di

questo periodo è il lavoro compiuto dal maestro Itosu per razionalizzare un allenamento standard di

Karate, che consentisse l’inserimento di quest’arte nella normale educazione scolastica. Suo è anche

il merito di avere formato allievi in grado di insegnare questa disciplina in tutta l’isola, nelle scuole

e nella polizia. E’ chiaro che Itosu aveva già l’intenzione di diffondere il Karate ad un pubblico più

vasto di quello usuale e, per questo motivo, aveva tanti allievi in grado di insegnare. Questo

accadde alla fine del secondo periodo. Da ricordare un’abitudine che può permettere di capire le

influenze reciproche tra “TE” di Okinawa e Kempo: all’inizio di questo periodo numerosi praticanti

di Naha si recavano in Cina, per arruolarsi come soldati nell’esercito cinese. Erano Samurai, anche

se non aristocratici come i colleghi della scuola di Shuri. In particolar modo, nella città di Naha si

formò una scuola chiamata Shorei, caratterizzata da posizioni radicate e da movimenti lenti ma

pieni di forza: scuola particolarmente adatta a persone molto robuste. Kata tipici di questa scuola

sono: Tekki shodan, Tekki nidan, Tekki sandan, Hangetsu, Jion, Jitte, Ten no Kata. Nella città di

Shuri sorse, invece, una scuola chiamata Shorin, caratterizzata da movimenti agili eseguiti in rapida

successione, soprattutto indicata per persone con corporatura più minuta e con minor potenza fisica,

ma in grado di poter muovere il corpo molto velocemente. Kata caratteristici di questa scuola sono:

Taikyoku shodan, Taikyoku nidan, Taikyoku sandan, Heian shodan, Heian nidan, Heian sandan,

Heian jodan, Heian godan, Bassai dai, Kanku dai, Empi, Gamkaku.



TERZO PERIODO

E’ il periodo che giunge fino quasi ai tempi nostri, in cui sono compresi maestri che hanno

influenzato notevolmente il Karate di oggi. Funakoshi Gichin (1866-1957) fondatore dello stile

Shotokan, letteralmente “scuola, casa di Shoto).

Mabuni Kenwa (1889-1952) fondatore dello Shito Ryu. Shito è un nome che deriva dai

caratteri giapponesi dei maestri Itosu e Higaonna. Mabuni studiò, infatti, sia con i maestri di Nahate

che con i maestri di Shurite.

Chibana Asanogu (1887-1969) fondatore dello Shorin Ryu.

Motobu Choki (1870-1941) fondatore del Motobe Ryu.

Otsuke Hironori (1892-1982) fondatore del Wado Ryu, questa scuola venne chiamata “via

della pace” nella convinzione che la base del Budo (= insieme delle arti marziali) sia la via della

pace.

Miyagi Chojun (1888-1953) fondatore del Goju Ryu, il nome della scuola deriva dalle parole

giapponesi goken (pugno forte) e juken (pugno morbido).

Uechi Kambun (1877-1948) e Uechi Kanhei (1911-vivente) fondatori del Uechi Ryu.

In questo terzo periodo il Karate è diviso in tre grandi gruppi che si sono sviluppati a partire

dalla fase precedente. In un primo gruppo abbiamo lo Shurite Shorin e il Tomarite Shorin. Hanno

subito entrambi grandissime influenze dal Kempo cinese, ma hanno mantenuto caratteristiche

proprie di Okinawa. Nel secondo gruppo ci sono il Goju Ryu, l’Uechi Ryu e il Ryuei Ryu. Anche

questi stili hanno subito influenze dal Kempo cinese. Nell’ultimo gruppo sono compresi lo

Shotokan, il Wadoryu e lo Shitoryu. Provengono dallo Shurite e sono stati modernizzati in

Giappone a partire dal 1920. Questi tre stili sono diventati in Giappone il Karate moderno.

Il primo ad introdurre e a far conoscere nella parte centrale del paese il Karate, partendo da

Okinawa, fu il maestro Funakoshi Gichin, un allievo del maestro Azato e del maestro Itosu.

All’inizio del ‘900, l’allora principe Hiro Hito, compì una visita ufficiale ad Okinawa; in

quell’occasione di fronte al principe ed alle autorità, fu eseguita una prima dimostrazione pubblica

di Karate. Il compito i organizzare la manifestazione spettò al maestro Funakoshi, che in quel

momento era presidente dello Shobukai, l’associazione per lo sviluppo delle arti marziali ad

Okinawa, oltre che insegnante di Karate nella scuola superiore per insegnanti. Successivamente, nel

1920, il ministero dell’educazione di Tokyo decise di organizzare una prima manifestazione di

Kobudo e Karate a Tokyo. Per la prima volta, in questa occasione, l’arte marziale di Okinawa fu

presentata al pubblico metropolitano, nel pieno centro dell’Impero. Il successo fu notevole ed ebbe

inizio la divulgazione. Dopo il maestro Funakoshi vennero dalla loro isola del sud, il maestro

Motobe, il maestro Mabuni, il maestro Miyagi e il maestro Tyoyama. Questo periodo segnò l’inizio

dello sviluppo del Karate in Giappone. Il terzo periodo è caratterizzato dalla fondazione delle scuole

di stile con sedi centrali (Hombu Dojo).


Il Giappone stava attraversando un periodo di grandi sconvolgimenti sociali, molti Samurai,

dal 1850 in poi, non potendo più sostentarsi con quello che passava loro lo Stato, iniziarono a

guadagnarsi da vivere come artigiani, commercianti, contadini. Scesero in mezzo al popolo e

cominciarono ad insegnare. I Bushi di Okinawa, infatti, erano caratterizzati, rispetto ai colleghi

dell’Impero giapponese, dalla loro conoscenza e pratica del “TE”. Poco prima della seconda guerra

mondiale c’era l’abitudine di organizzare tra le squadre delle diverse università incontri in cui non

c’erano regolamenti, ma si usava il contatto con controllo. Chi praticava questa disciplina, lo faceva

per rafforzarsi, oltre che fisicamente, anche moralmente. Non si verificarono mai incidenti mortali,

ma i danni fisici erano piuttosto frequenti. Dall’esperienza di questo periodo è nato il

combattimento di gara con regole ben precise e il controllo prima del contatto.

difesa Efficace senza fronzoli



Wing Tsun: difesa efficace e senza fronzoli



La prima arte marziale creata da una donna. Il Wing Tsung (Wing Chun) è la prima arte marziale

che sia mai stata ideata e sviluppata da una donna. Nasce infatti circa 300 anni fa in Cina grazie alle formidabili intuizioni di Ng Mui, una monaca Shaolin entrata nella leggenda per non essere mai stata sconfitta in combattimento.

Un segreto celato per quasi tre secoli. I suoi principi, grazie alla loro flessibilità e adattabilità, rappresentano una vera rivoluzione nel combattimento a mani nude. Proprio a causa della pericolosità delle sue tecniche, nate per sconfiggere tutti gli altri stili di kung fu, per oltre due secoli e mezzo è sempre rimasto segreto e tramandato di generazione in generazione esclusivamente all’interno delle famiglie e dei clan.


Fu solo negli anni ’50 che il Gran Maestro Yip Man iniziò ad insegnare il Wing Tsung (Wing Chun) anche al di fuori di questi circoli ristretti, avviando dei corsi pubblici ad Hong Kong. Tra i suoi allievi più famosi ricordiamo Bruce Lee e il Gran Maestro Leung Ting, che ha avuto il merito di diffonderlo a livello mondiale, sviluppandolo e perfezionandolo fino a trasformarlo nel micidiale sistema di combattimento attuale.


Pura autodifesa, essenziale e senza fronzoli. A differenza delle altre arti marziali, fondate su un numero elevato di tecniche che richiedono moltissimi anni per essere padroneggiate, il Wing Tsung (Wing Chun) è un sistema di combattimento essenziale, senza fronzoli, basato sull’applicazione di pochi, semplici principi che possono essere imparati rapidamente e applicati da subito in situazioni di reale pericolo. Ciò non toglie che vada comunque praticato a fondo per rendere le tecniche estremamente efficaci e rapide.


Adatto a uomini e donne di qualsiasi età, corporatura e preparazione fisica. Il Wing Tsung (Wing Chun), attraverso un rilassamento attivo, insegna a sfruttare l’energia del nostro aggressore, aggiungendo a questa tutta la potenza generata dalla nostra muscolatura interna. Non dovendo ricorrere alla forza fisica, anche la persona più debole, contrariamente a quanto avviene negli sport da combattimento, riuscirà ad avere la meglio su individui molto più grandi e forti di lei. Questo è uno dei motivi per cui è oggi considerato tra i migliori e più efficaci sistemi di autodifesa al mondo.


Il “Chi Sau” è forse l’esercizio principale e caratteristico del sistema, che ha sempre dato a quest’arte un fascino particolare.
Mentre le forme “a solo” servono al praticante per sviluppare la conoscenza e la preparazione necessaria della propria struttura corporea, lo studio delle catene meccaniche, l’equilibrio, gli automatismi del movimento, il rafforzamento del corpo, lo studio dei principi del sistema, le strategie ecc., gli esercizi di “Chi Sau” (letteralmente tradotto in Mani Aappiccicose) servono a sviluppare la sensibilità delle forze in movimento, ad abituare al lavoro con un antagonista che non coopera ma ci ostacola.
Questo esercizio è molto prezioso per il praticante perché lo addestra non solo all’applicazione delle tecniche di attacco, difesa e contrattacco, ma anche alla scelta del tempo, controllo della forza, controllo del respiro e delle emozioni. È in realtà molto più che un semplice addestramento delle abilità marziali, è un vero e proprio strumento per aumentare le percezioni sensoriali su tutto il corpo; il chi sao può essere infatti praticato introducendo l’uso delle gambe, delle proiezioni e delle leve articolari, obbligando la mente a interrompere il suo costante lavoro di osservazione logica per dare spazio alla reattività più istintiva, libera e creativa guidata dai principi appresi nelle forme.
È una sorta di istruzione del corpo a trovare un’intelligenza periferica che agisca indipendentemente dal pensiero ragionato della mente.
Grazie a queste particolari caratteristiche il Wing Chun è da considerarsi un’arte estremamente scientifica e utile alle esigenze dell’uomo moderno; esigenze che vanno ben oltre al bisogno di difendersi dalle aggressioni fisiche, aspetto per altro curato moltissimo dalla strategia dei movimenti del sistema rendendola un’efficacissima arte marziale.
Il percorso che il Wing Chun offre è in realtà molto più profondo, o almeno lo è per tutti coloro che hanno voglia di entrare dentro se stessi.

Nota:

è stata adottata la trascrizione in caratteri occidentali Wing Chun perché fu la prima diffusa negli anni ’50 ad Hong Kong come “traduzione” fonetica dal Cantonese all’inglese. Oggi molte scuole per distinguersi usano chiamare lo stesso metodo con la trascrizione Ving Tsun, Ving chun, Wing Tzun ecc.
I cinesi scrivono questo nome con i caratteri:


  


  


  


 

Principi di Azione

Principi di azione

Se la strada è libera, avanza.
Avanziamo protetti attaccando immediatamente i punti vitali dell'avversario, seguendo la linea diretta verso l'asse centrale del suo corpo.


Se la strada non è libera, incollati all'avversario.
Se l'avversario copre i suoi organi vitali, manteniamo il contatto esercitando una pressione continua in direzione della linea centrale. Appena la strada torna libera continuiamo ad attaccarlo, senza lasciargli il tempo di retrocedere e organizzare una reazione.


Se l'avversario avanza, cedi.
Se l'avversario esercita una forza superiore alla nostra, cediamo in maniera controllata con le deformazioni riflesse del nostro corpo, cambiando automaticamente il nostro angolo e la nostra posizione.


Se l'avversario indietreggia,seguilo.
Rimanendo incollati con una costante pressione in avanti, sfruttiamo immediatamente ed automaticamente ogni piccolo spiraglio nella guardia dell'avversario, per tornare a colpire i suoi punti vitali.



Principi sull'uso della forza

Liberati della tua forza.
Dobbiamo rilassare completamente il nostro corpo per muoverci con fluidità e reagire in modo immediato e istintivo alle azioni del nostro aggressore.


Liberati della forza dell'avversario.
Quando il nostro aggressore tenta di usare la forza per avere la meglio, non ci opponiamo, bensì ci svuotiamo della sua energia per usarla successivamente contro di lui.


Restituisci all'avversario la sua forza.
Il nostro corpo rilassato assorbe la forza dell'avversario lasciandosi comprimere come una molla che, una volta rilasciata, restituisce tutta l'energia incamerata precedentemente.


Aggiungi la tua forza a quella dell'avversario.
Durante il nostro contrattacco usiamo, oltre all'energia incamerata dal contatto con l'aggressore, anche tutta quella da noi generata.


  


  

  

La Storia del Wing Chun


Ideogramma Wing Tsun Kuen


La distruzione del Tempio Shaolin.

Nella seconda metà del XVII secolo, durante la dinastia Ching, i seguaci dello Shaolin Kung Fu erano talmente abili nella loro arte del combattimento, che il governo, per timore, ordinò lo sterminio dei monaci Shaolin e la distruzione del loro monastero. Furono inviate numerose truppe armate sul monte Sung, con lo scopo di estinguere la comunità religiosa, ma i monaci Shaolin opposero una resistenza così forte da riuscire a respingere ogni assedio. La svolta ci fu solo quando Chan Man Wai, un funzionario governativo ambizioso e senza scrupoli, congiurò con alcuni monaci, e uno di questi (Ma Ning Yee) si lasciò convincere a tradire i suoi compagni incendiando il monastero di nascosto.


La fuga dei Cinque Maestri.

Durante l’incendio morirono la maggior parte degli esperti di arti marziali. Solo pochi combattenti riuscirono a mettersi in salvo, e tra questi i Cinque Anziani, capi dei cinque principali stili Shaolin: la maestra buddista Ng Mui, il maestro Chi Shin, il maestro Pak Mei, il maestro Fung To Tak ed il maestro Miu Hin. I sopravvissuti si divisero per avere maggiori probabilità di salvarsi dalla persecuzione del governo dei Manciu. Il Master Chi Shin, ad esempio, assunse l’identità di cuoco su una giunca rossa (la nave di trasporto delle troupe di teatro, normalmente dipinta di rosso e adornata di bandiere variopinte), mentre la monaca Ng Mui si rifugiò nel tempio della Gru Bianca, sul monte Tai Leung, dove ebbe modo di dedicarsi indisturbata all’arte marziale e allo Zen.


Una nuova arte marziale per sconfiggere tutti gli altri stili.

Per lungo tempo Ng Mui rifletté su come avrebbe potuto creare un nuovo sistema di combattimento capace di offrire la possibilità, anche a persone fisicamente deboli, di sconfiggere esperti delle arti marziali classiche. La leggenda racconta che Ng Mui ebbe l’ispirazione decisiva osservando una lotta tra una gru e una volpe. La volpe girava intorno alla gru, nella speranza di poter sferrare un attacco mortale sul fianco non protetto di quest’ultima. La gru, però, si girava in continuazione in modo da mostrare alla volpe il suo petto. Ogni volta che la volpe si avvicinava troppo, tentando di attaccarla con una zampa, la gru si difendeva con un’ala e, contemporaneamente, contrattaccava con il becco. Nello stesso istante, la volpe astuta si avvaleva della velocità delle proprie gambe e degli attacchi a sorpresa. Ng Mui sviluppò, grazie all’idea ricavata da quell’osservazione, un nuovo sistema di arti marziali. Le caratteristiche più importanti, rispetto al Kung Fu Shaolin, consistevano nei movimenti più semplici ed adattabili, nell’orientamento all'applicazione pratica e nell’impiego più economo della forza. Il sistema di Ng Mui aveva come scopo la sconfitta del nemico, non con la forza fisica, bensì con il metodo.


L'incontro con Yim Wing Tsun.

A quei tempi la monaca viveva nel tempio della Gru Bianca, e più volte al mese era solita frequentare, per acquistare i viveri, il mercato del vicino villaggio dove lavoravano Yim Lee, un commerciante di tofu, e la sua giovane figlia Yim Wing Tsun. Yim Wing Tsun attirò ben presto le attenzioni di un noto attaccabrighe locale di nome Wong, molto temuto dagli abitanti del villaggio in quanto esperto di Kung Fu e appartenente ad una temuta società segreta. Attratto dalla sua bellezza, egli la chiese in sposa, anche se Yim Wing Tsun era già stata promessa sin dall’infanzia ad un giovane di nome Leung Bok Chau, un mercante di Fuchia. Wong le mandò un messaggero, fissandole una scadenza e minacciandola di usarle violenza nel caso in cui ella lo avesse respinto. Padre e figlia vivevano quindi nel timore per il loro futuro. Con l’andare del tempo, Ng Mui era diventata cliente abituale di Yim Lee e spesso si intratteneva con i due. Un giorno, ella si rese conto che erano tormentati da grandi preoccupazioni. Yim Lee le raccontò ogni cosa e Ng Mui, che era dotata di spiccato senso della giustizia, decise di aiutare Yim Wing Tsun.


Yim Wing Tsun sconfigge Wong.

Ella però non desiderava punire personalmente il malfattore, da un lato per non far scoprire la sua vera identità, e dall’altro perché un combattimento tra lei, la famosa maestra del monastero Shaolin, ed uno sconosciuto picchiatore sarebbe stato considerato sleale ed inglorioso. Per questi motivi volle aiutare Yim Wing Tsun trasmettendole l’arte del combattimento. Dopo soli tre anni di lezioni private, la giovane ragazza padroneggiava perfettamente il metodo che le era stato insegnato. Terminato l’addestramento, Yim Wing Tsun fece ritorno da suo padre. Come previsto, appena rientrata al villaggio fu molestata dal picchiatore Wong. Questa volta, però, ella non scappò, ma lo sfidò a duello. Wong era così sicuro della sua vittoria che già si rallegrava di avere conquistato la ragazza. Ma le cose andarono diversamente da come aveva sperato, poiché Wing Tsun lo sconfisse con grande facilità. 


Nasce il "Wing Tsun Kuen" (Wing Chun Kuen).

Dopo questa vittoria, Yim Wing Tsun continuò ad esercitarsi nel combattimento e, allorché Ng Mui decise di proseguire il suo viaggio, fu esortata a trovare un degno successore e a istruire solo gli allievi giusti. Yim Wing Tsun sposò il suo fidanzato Leung Bok Chau che, avendo praticato il kung Fu prima di sposarsi, non ascoltava la moglie quando questa gli parlava della sua arte marziale, ritenendo che una donna fosse troppo debole per poter essere considerata una pericolosa rivale. Una volta, però, Yim Wing Tsun ebbe finalmente l’opportunità di dargli una dimostrazione pratica della sua abilità. Da allora, ogni volta che combatterono insieme, riuscì sempre a sconfiggere il marito. Solo a quel punto egli riconobbe che sua moglie era una grande Maestra di arti marziali, e per renderle omaggio chiamò questo sistema di kung Fu: “Wing Tsun Kuen” (o Wing Chun Kuen).


Due secoli di segretezza: da Yim Wing Tsun a Yip Man.

Leung Bok Chau si allenò regolarmente con la moglie fino a diventare egli stesso un Maestro di quest’arte marziale. Dopo la morte di Yim Wing Tsun, egli lo insegnò a Leung Lai Kwai e Wong Wa Po. Entrambi facevano parte di un gruppo operistico ambulante, conosciuto come "Il gruppo della barca del giunco rosso", gruppo che viveva su una barca nel Fat Shan, un quartiere di Canton, nel XIX secolo circa. Le storie narrano che anche Chi Shin, altro monaco scampato all'assalto dei Ching assieme a Ng Mui, entrò a far parte della compagnia e fu proprio lui ad insegnare a Leung Yee Tai, migliore amico di Wong Wa Po e altro membro del Giunco Rosso, le tecniche del bastone Shaolin. Wong e Leung cercarono di adattare queste tecniche al proprio modo di combattere e fu così che vennero introdotte nello stile. Un giorno Leung Yee tai si ammalò e dovette recarsi dal medico Leung Jan, grande esperto di arti marziali, al quale trasmise col tempo le basi del Wing Chun. Leung Jan divenne un eccezionale combattente e sostenne molti incontri (che all'epoca erano veri e propri "street fighting" senza regole, dove di solito solo il vincitore sopravviveva), senza mai essere sconfitto, tanto da diventare famoso nel sud della Cina col soprannome di "Re del Wing Chun", divulgando così lo stile.


Bruce Lee, Leung Ting e la diffusione mondiale del Wing Tsun.

Leung Jan insegnò lo stile a Chan Wah Sun, maestro di Yip Man. Il Gran Maestro Yip Man insegnò parte del programma a Bruce Lee, che lo fece conoscere all'America degli anni Sessanta e ne prese spunto per alcune tecniche del suo Jeet Kune Do. L'intero programma del Wing Tsun (Wing Chun) è stato tramandato in Occidente dall'ultimo allievo privato di Yip Man, Great Grandmaster Leung Ting, artefice della diffusione del sistema in oltre 70 Paesi nel mondo.

http://byfiles.storage.live.com/y1p9-ZvkvQHFSdlpTeEoqzvp98HZqAgsCS---PFQ8-TCABxsaNnUZ4gHXLMM-9zHuTi

Albero genealogico del Wing Chun


http://byfiles.storage.live.com/y1p1hYbtBS3XhP5k4Sc2WfmUbrgI_pHh381tSR7N0p0asRTcGgMpw82p273IQo_Nedw

Uno scritto di Yip Man sul Wing Chun (scusate se non lo traduco ma ho il cinese arrugginito)

http://byfiles.storage.live.com/y1pcUgpeVrVg3l7aH-Vu2bOTv9fANhEKCAUO7E3t_DI3jv-2f4UWEGV8nWyvjQDglOS

I Dieci Precetti fondamentali del Wing Chun


 

18 avril

Ecco qui il nuovo Diego.....

Eccomi qui a raccontarvi una vicenda....

C'era una volta un ragazzo di nome Diego che era sempre felice...
Aveva tanti amici (o almeno credeva di averne) un lavoro che gli piaceva e gli dava tante soddisfazioni (anche se non tanti soldi).....


Era un istruttore di educazione fisica, faceva arti marziali da quando aveva 8 anni e nello sport aveva trovato la sua vita, frequentando poi l'universita di Educazione Fisica di Roma.... gli piaceva nuotare, correre, guidare e combattere anche solo per gioco....


Ma diego non era solo....

Aveva tanti amici e conoscenti che gli auguravano il peggio nella vita.....

Come mai vi chiederete voi???


Beh a volte quando si è persone normali, persone che riescono a trovare la felicità anche in picole cose, spesso queste persone suscitano rabbia ed invidia in coloro che gli stanno accanto....

Ebbene il 14 Agosto del 2007, mentre ero in moto per cavoli miei insieme al mio dolce amore, siamo riusiti ad accontentare un pochino tutti....

Prima su tutti la mia ex che molto carinamente mi ha detto che avrei dovuto passare le pene dell'inferno dopo che LEI aveva deciso di essersi stancata di me....

Per non parlare dei miei amici...ahhhhhh!!!...chissa in quanti avranno detto

"EVVAI ALLORA GUFARE SERVE NELLA VITA"....

ma voi vi chiederete cos'è successo per far felice tutta questa gente???

Beh molto semplice.... ricordate il 14 Agosto??? ecco!...allora io e Debora stavamo in moto, quando come in tutte le favole che si rispetti deve arrivare la strega cattiva a rovinare tutto...

Una ragazza di 2 anni fresca di patente insieme a sua sorella, provenienti dalla parte opposta alla nostra, decidono che la precedenza ai semafori non serve a niente e che il codice della strada è soltanto una mera invenzione....

BOOOOOOMMMMM....

Un volo di 34 metri...ricordo ancora come se fosse adesso l'odore del metallo incandescente e della gomma bruciata.... La ragazza 22enne gira a pochi metri da noi che viaggiavamo fortunatamente a 60 all'ora....veniamo sbalzati come fuscelli al vento da quell'urto potentissimo....

La mia piccola Debora mi vola sopra ricadendo di fianco...escoriazioni a parte il peggio deve ancora venire.... la vedo a terra...ancora non mi sono accorto di cosa mi è successo a me.... rimaniamo coscenti e cerco da terra di muovermi per raggiungerla...non riesco neanche a toccarla...la vedo immobile sdraiata sul fianco...comincia ad urlare perchè la mia gamba destra era completamente fratturata, ed il piede era al contrario, così come il mio ginocchio...cominciano ad accorrere persone....

Ricordo solo pochi volti.... Quelcuno mi dice che Lei è viva....

Cercano di mettermi sull'elicottero che intanto era sopraggiunto...eravamo gravi...ma io forse di più.... Ci trasportano d'urgenza a me al Gemelli, lei invece al S. Camillo.... Capirete i miei parenti , Mia madre, mio padre mia zia e la mia povera nonnina, per non parlare della madre e del fratello di Debora, che come colpa ha avuto solo quella di stare con me in quel preciso momento....

Ebbene dopo due giorni di coma farmacologico e 14 interventi in anestesia totale (di cui uno di 9 ore ed un altro di 6).... dopo aver sofferto 20 giorni come un cane nella speranza di poter tornare un giorno a correre e saltare....ecco la notizia...

"Diego" disse il dottore.."La cancrena è arrivata ai reni ed al fegato....se non ti amputiamo la gamba non arrivi a domattina!"....

Sò che è dura, ma tra le lacrime di una vita distrutta riesco a trovare la forza di acconsentire, sapendo la mia dolce Debora lontana da me, con il femore rotto, la tibia il perone rotti, ed una frattura al bacino....

Sentire ogni giorno la sofferenza della persona che ami...e cercare di nascondere la tua è difficile amici miei....troppo difficile per un essere umano....

Perchè scrivo tutto questo???

Semplice!!....per dire alla mia Ex (che non mi ha neanche degnato di una chiamata per sapere se ero vivo o morto) a tutti i mii amici che dal 5 settembre (giorno della mia amputazione) anno pensato di dimenticarsi di me, tutti quelli che mi hanno fatto la visita del dottore dico.....

MI DISPIACE PER VOI MA SIAMO ANCORA VIVI E PIù INNAMORATI DI PRIMA.....

Ed invece loro sono veramente degli esseri che definire umani sarebbe offensivo....

Ci avete abbandonato al nostro destino, senza minimamente preoccuparvi dei nostri stati d'animo, come se perdere una gamba o non poter più avere figli fosse una cosa di tutti i giorni, come se avessimo il raffreddore piuttosto che qualcosa che ti cambia la vita x sempre....

Ci avete lasciati soli in un momento in cui nessuno al mondo dovrebbe stare da solo...in cui nessuno dovrebbe combattere da solo....

Beh io ho combattuto e combatto ancora insieme alla mia Debora che, nonostante io sia ora un disabile che non riesce neanche ad andare da solo al bagno, mi ama come il primo giorno....

Nessuno di Voi potrà mai avere tanto....nessuno mai....anche se vi auguro la vita migliore che sia possibile, al contrario di quello che quotidianamente fate voi...

L'amicizia fa proprio schifo ragazzi...è come una droga....vi da lo sballo per un pò ma ci sono sempre gli effetti collaterali che vi distruggono....

Con le lacrime nel cuore lascio a chi di dovere i commenti a quanto scritto sopra...

Che possiate avere una vita felice come la mia in questo momento...ho un pezzo in meno, ma ho ancora quello che conta...

 

Il nuovo diego e la sua moto