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24 août

La Storia del Karate





LA STORIA DEL KARATE

Nel tentativo di rintracciare le origini del Karate, è doveroso portare la nostra attenzione su

Okinawa, la maggior isola dell’arcipelago delle Ryu Ryu, da dove ci giungono circa 300 anni di

storia documentata del Karate.

Il Karate ha avuto nel corso dei secoli, differenti appellativi. La denominazione più antica fu

il “TE”. Seguirono numerose altre che ricordiamo: Okinawa-Te, Tote (mano di To, To = dinastia

cinese), Kempo Tote, Ryu Ryu Kenpo (lotta con le mani di Ryu Ryu), Shurite (mano di Shuri, Shuri

= castello), Tomarite (mano di Tomari, Tomari = porto), Nahate, Shorin ryu, Uechi ryu, Ryuei ryu,

Shotokan, Shitoryu, Wadoryu.

Tutti i grandi maestri di karate di Okinawa, sono stati e sono d’accordo nel testimoniare che il

TE”, una forma di lotta locale a mani nude, esisteva nell’isola fin da tempi immemorabili.

Ma è altrettanto probabile, per non dire sicuro, che il “TE” do Okinawa abbia avuto

l’influenza del Kempo cinese. Fino al 160, non esisteva nessuna testimonianza relativa al “TE” di

Okinawa; è documentata d’altro canto, l’introduzione del Kempo cinese sull’isola.

Quando nel 1368 salì al potere la dinastia Ming (1398-3644) Satto, re di Okinawa, si recò

dall’imperatore per rendergli omaggio e per ottenere una conferma del suo diritto di regnare.

Il consolidamento dei rapporti fra Cina ed Okinawa iniziò nel 1372 data in cui l’imperatore

inviò, per incrementare il progresso dell’isola, una missione di sviluppo costituita da cinque gruppi

familiari i cui membri erano piloti di navi, esperti di costruzioni edili, avvocati. Questi si stabilirono

nel villaggio di Kumemura dove importarono le loro abitudini e la loro religione; proprio a

Kumemura nel 1886 alcuni discendenti di queste famiglie eseguirono per la prima volta

pubblicamente, i Kata Seisan e Superimpei. Da allora cominciarono ad infittirsi i rapporti

commerciali tra l’isola e la Cina: molti cinesi vennero ad Okinawa ed altrettanti isolani si recarono

in Cina; e da quel momento molto probabilmente il Kempo cinese ha incominciato ad influenzare le

tecniche del “TE”: questo fu un primo canale di influenze. Il secondo fu costituito dalla missione di

diplomatici cinesi (Sappushi), che erano inviati in gran numero ad Okinawa. Il primo Sappushi

(messo dell’imperatore) giunse appunto nel 1372 e al suo seguito c’erano dei soldati, quelli che oggi

chiameremmo uomini del servizio di sicurezza. Certamente tra di loro non mancavano esperti di

Kempo cinese.

Il periodo di permanenza di queste missioni nell’isola variava dai tre ai dieci mesi; è facile

supporre che molte volte i cinesi si allenassero con i “locali”. L’intervallo fra l’invio di una

missione e la successiva, di norma era piuttosto lungo; i Sappushi, infatti, giungevano ad Okinawa

principalmente quando cambiava il re. Fra l’arrivi di un Sappushi e il seguente gli indigeni avevano

tutto il tempo di assimilare e trasformare le tecniche imparate. I Bushi di Okinawa, dunque,

disponevano di qualche anno, prima che giungessero altri cinesi, per inserire quanto avevano

appreso e assimilato nel loro bagaglio di tecniche già acquisite.

L prima testimonianza storica di questi interscambio riguarda Wanshu, un inviato

dell’imperatore che praticava Kempo, giunto ad Okinawa nel 1683. Il suo nome viene ricordato

ancora oggi da un importante Kata: Wanshu.

A questo punto è d’obbligo menzionare la leggenda molto diffusa secondo cui il Karate si

sviluppò ad Okinawa e divenne popolare tra gli isolani poiché era loro vietato possedere armi. Ci

furono due differenti decreti che stabilirono questa legge: il primo promulgato nel 1429; il secondo

circa duecento anni più tardi. Prima del 1429 l’arcipelago delle Ryu Ryu era diviso in tra regni:

Chuzan, Nanzan e Hokuzan. Fu il re di Chuzan, Shoashi, che dopo un lungo periodo di guerre,

riuscì ad unificarli ed istituì la norma che proibiva a tutti gli abitanti delle Ryu Ryu di possedere

qualsiasi tipo di arma. Stabilì a Shuri un governo centralizzato che durò per i successivi duecento

anni. In questo periodo incominciò a svilupparsi la forma di combattimento conosciuta con il nome

di Tode. Sebbene il Tode fosse una disciplina sviluppatasi e maturata ad Okinawa, senza dubbio fu

influenzata dal Kempo cinese. Il Kempo, cioè la via del pugno, impropriamente chiamato Lung fu,

che significa “duro lavoro”, è noto nella lingua mandarina con il nome di Ch’uan fa ed in quella

cantonese con quello di Kenfa. Quando il Kempo arrivò alla Cina, il nome si trasformò in Tode: il

termine “TO” stava, infatti, ad indicare la provenienza cinese di quest’arte (To = dinastia Tang)

mentre Te – la cui pronuncia poteva essere anche “DE” – significa “mano”. Un rapido sviluppo del

Tode avvenne a partire dal 1609, quando Shimazu, il daymo signore di Satsuma, oggi Kagoshima,

occupando Okinawa, ripristinò l’editto che proibiva il possesso di armi.

Satsuma inviò degli ispettori per verificare che la restrizione fosse scrupolosamente rispettata.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il Tode iniziò ad essere praticato durante quel periodo

nell’assoluta segretezza, essendo per gli abitanti l’unico mezzo di difesa.

Praticavano questa disciplina gli appartenete a classi alte dell’isola, per i quali non vigeva la

proibizione. Queste considerazioni storiche fanno pensare che la versione più comune sullo

sviluppo del “TE” sia solo una leggenda.

L’inviato dell’imperatore ad Okinawa, successivo a Wanshu, di cui abbiamo testimonianza è

Kashanku. Questo non era il suo nome proprio, ma quello dell’alto grado che ricopriva nella

gerarchia militare; altrettanto elevato doveva essere il suo posto nella delegazione cinese inviata ad

Okinawa nel 1756. Ricordiamo Kashanku perché, nell’anno del suo arrivo ad Okinawa eseguì una

dimostrazione di Kempo cinese, e perché ci è stato tramandato un Kata che porta il suo nome

(Kanku Dai).

Questi due uomini costituiscono probabilmente la punta emergente di una schiera più vasta di

praticanti di Kempo cinese, che dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 esercitarono una grossa

influenza sui loro colleghi di Okinawa, in quel periodo che possiamo considerare la protostoria del

TE” sull’isola. Dalla metà del ‘700 fino alla fine del secolo, quest’arte troverà poi la sua

sistemazione organica.

PRIMO PERIODO: LA FONDAZIONE DEL “TE”

E’ il periodo in cui operò il famoso maestro Sakugawa (1733-1815) conosciuto come “Tote

Sakugawa” (Sakugawa mano cinese), probabilmente il vero fondatore del Karate. Nelle gerarchia

dei Samurai ricopriva il grado piuttosto alto di “Bechin”. Non è escluso che sia venuto a contatto

con Kushanku: la leggenda vuole che un giorno Sakugawa vide un elegante cinese appoggiato ad un

parapetto di un ponte della città Di Shuri e non seppe resistere alla tentazione di spingerlo in acqua.

Quando scoprì che la vittima del suo scherzo era il famoso Kushanku, avvilito e confuso, Sakugawa

gli domandò scusa; Kushanku non solo lo perdonò, ma acconsentì ad accoglierlo tra i suoi allievi.

Dopo molti anni egli diventò così forte, saggio e famoso che venne addirittura soprannominato

Tote”. E’ entrato oggi nella leggenda non solo come grande esperto di Karate, ma anche di Bo

(bastone).

In quel periodo Okinawa era sotto il periodo del feudo giapponese di Satsuma. Come

dicevamo prima, il soprannome Tote doveva essere legato alla sua conoscenza del Kempo cinese.

Questa circostanza particolare è importante, perché se i suoi contemporanei hanno voluto

specificare “mano cinese”, si può supporre che doveva già esistere una “mano” che non era cinese.

Immediatamente successivo a lui, è il suo allievo Matsumura Sokon, ideatore di Bassai-Dai,

anch’egli fu Samurai con il grado di Bechin. Visse dal 1793 al 1890. A Matsumura dobbiamo

l’organizzazione sistematica del “TE” di Okinawa. Dopo di lui le tecniche di combattimento a mani

nude, tipiche di quell’isola presero il nome di Okinawa-Te.

Nel primo periodo il “TE” era costituito essenzialmente da una serie di movimenti:

probabilmente Kata appena abbozzati. I maestri di quell’epoca non insegnavano l’applicazione di

varie tecniche presenti nelle combinazioni: insegnavano la forma e lasciavano che ognuno capisse

da solo il significato. Nel momento in cui erano sicuri che gli allievi non avrebbero utilizzato male

le tecniche apprese, ne veniva spiegato loro il possibile impiego. Ai maestri non interessava avere

molti allievi. Facevano lezione a persone che in un certo senso “adottavano”, perché pensavano che

avrebbero potuto imparare bene l’arte. La trasmissione di padre in figlio era la cosa più normale. Gli

allenamenti si svolgevano all’interno delle case o in giardino. I Dojo (palestra) così come li

conosciamo adesso non esistevano. I maestri andavano spesso ad allenarsi da soli nei boschi o sulla

spiaggia, preferibilmente di notte.


SECONDO PERIODO: TOMARITE, SHURITE, NAHATE

Dalla scuola di Matsumura uscirono molti maestri: tra di loro ricordiamo tra i più importanti:

Itosu (1830-1914) e Azato (1826-1906), maestri di Funakoshi, entrambi dello Shurite. E allora: i

maestri Matsumura (1829-1898), Oiadomari, Yamada e Maeda, tutti del Tomarite. Infine

ricordiamo il maestro Higaonna (1825-1915) del Nahate, che si recò in Cina per studiare il Kempo

cinese ed il maestro Nakahima (1819-1879) del Ryuei ryu. Dopo l’organizzazione dell’Okinawa Te

portata a termine dal maestro Matsumura, si svilupparono da questa stessa corrente altri stili: lo

Shurite e il Tomarite così chiamati perché praticati rispettivamente presso il castello di Shuri e il

porto di Tomari. Sostanzialmente, diverso appare invece, il nahate, fondato dal maestro Higaonna

fortemente influenzato dal Kempo cinese del Sud.

Una terza tendenza apparve poi con i maestri Nakahima e Sakyama che si recarono in Cina a

studiare il Kempo e fondarono una loro scuola: il Ryuei ryu. Il secondo periodo è quello in cui si

cominciarono a formare e a cristallizzare gli stili. Partendo dalle combinazioni del primo periodo,

secondo il luogo in cui si praticava (tomari. Shuri e Naha), si passa ad un’organizzazione più

generale delle forme e sono creati, o forse meglio sviluppati, i Kata. Un ruolo importantissimo lo ha

ricoperto Matsumura Sokon, era l’amministratore capo del castello di Shuri, un personaggio di

altissimo livello sociale. A lui va il merito di avere organizzato meglio lo Shurite.

Il luogo classico per l’allenamento erano ancora il giardino oppure i boschi o la spiaggia. Una

classe era formata da poche persone e la lezione consisteva nell’esecuzione di Kata.

Il secondo periodo è quello della cristallizzazione degli stili grazie al lavoro svolto dal

maestro Itosu (Shurite) e dal maestro Matsumura (Tomarite). Itosu è stato influenzato dai maestri

Teruya, Uku, Makabe e di altri del Kempo cinese. E’ un fatto storico che sia Itosu sia Matsumura si

allenavano con insegnanti di Kempo sulla spiaggia di Tomari. Ma l’elemento più importante di

questo periodo è il lavoro compiuto dal maestro Itosu per razionalizzare un allenamento standard di

Karate, che consentisse l’inserimento di quest’arte nella normale educazione scolastica. Suo è anche

il merito di avere formato allievi in grado di insegnare questa disciplina in tutta l’isola, nelle scuole

e nella polizia. E’ chiaro che Itosu aveva già l’intenzione di diffondere il Karate ad un pubblico più

vasto di quello usuale e, per questo motivo, aveva tanti allievi in grado di insegnare. Questo

accadde alla fine del secondo periodo. Da ricordare un’abitudine che può permettere di capire le

influenze reciproche tra “TE” di Okinawa e Kempo: all’inizio di questo periodo numerosi praticanti

di Naha si recavano in Cina, per arruolarsi come soldati nell’esercito cinese. Erano Samurai, anche

se non aristocratici come i colleghi della scuola di Shuri. In particolar modo, nella città di Naha si

formò una scuola chiamata Shorei, caratterizzata da posizioni radicate e da movimenti lenti ma

pieni di forza: scuola particolarmente adatta a persone molto robuste. Kata tipici di questa scuola

sono: Tekki shodan, Tekki nidan, Tekki sandan, Hangetsu, Jion, Jitte, Ten no Kata. Nella città di

Shuri sorse, invece, una scuola chiamata Shorin, caratterizzata da movimenti agili eseguiti in rapida

successione, soprattutto indicata per persone con corporatura più minuta e con minor potenza fisica,

ma in grado di poter muovere il corpo molto velocemente. Kata caratteristici di questa scuola sono:

Taikyoku shodan, Taikyoku nidan, Taikyoku sandan, Heian shodan, Heian nidan, Heian sandan,

Heian jodan, Heian godan, Bassai dai, Kanku dai, Empi, Gamkaku.



TERZO PERIODO

E’ il periodo che giunge fino quasi ai tempi nostri, in cui sono compresi maestri che hanno

influenzato notevolmente il Karate di oggi. Funakoshi Gichin (1866-1957) fondatore dello stile

Shotokan, letteralmente “scuola, casa di Shoto).

Mabuni Kenwa (1889-1952) fondatore dello Shito Ryu. Shito è un nome che deriva dai

caratteri giapponesi dei maestri Itosu e Higaonna. Mabuni studiò, infatti, sia con i maestri di Nahate

che con i maestri di Shurite.

Chibana Asanogu (1887-1969) fondatore dello Shorin Ryu.

Motobu Choki (1870-1941) fondatore del Motobe Ryu.

Otsuke Hironori (1892-1982) fondatore del Wado Ryu, questa scuola venne chiamata “via

della pace” nella convinzione che la base del Budo (= insieme delle arti marziali) sia la via della

pace.

Miyagi Chojun (1888-1953) fondatore del Goju Ryu, il nome della scuola deriva dalle parole

giapponesi goken (pugno forte) e juken (pugno morbido).

Uechi Kambun (1877-1948) e Uechi Kanhei (1911-vivente) fondatori del Uechi Ryu.

In questo terzo periodo il Karate è diviso in tre grandi gruppi che si sono sviluppati a partire

dalla fase precedente. In un primo gruppo abbiamo lo Shurite Shorin e il Tomarite Shorin. Hanno

subito entrambi grandissime influenze dal Kempo cinese, ma hanno mantenuto caratteristiche

proprie di Okinawa. Nel secondo gruppo ci sono il Goju Ryu, l’Uechi Ryu e il Ryuei Ryu. Anche

questi stili hanno subito influenze dal Kempo cinese. Nell’ultimo gruppo sono compresi lo

Shotokan, il Wadoryu e lo Shitoryu. Provengono dallo Shurite e sono stati modernizzati in

Giappone a partire dal 1920. Questi tre stili sono diventati in Giappone il Karate moderno.

Il primo ad introdurre e a far conoscere nella parte centrale del paese il Karate, partendo da

Okinawa, fu il maestro Funakoshi Gichin, un allievo del maestro Azato e del maestro Itosu.

All’inizio del ‘900, l’allora principe Hiro Hito, compì una visita ufficiale ad Okinawa; in

quell’occasione di fronte al principe ed alle autorità, fu eseguita una prima dimostrazione pubblica

di Karate. Il compito i organizzare la manifestazione spettò al maestro Funakoshi, che in quel

momento era presidente dello Shobukai, l’associazione per lo sviluppo delle arti marziali ad

Okinawa, oltre che insegnante di Karate nella scuola superiore per insegnanti. Successivamente, nel

1920, il ministero dell’educazione di Tokyo decise di organizzare una prima manifestazione di

Kobudo e Karate a Tokyo. Per la prima volta, in questa occasione, l’arte marziale di Okinawa fu

presentata al pubblico metropolitano, nel pieno centro dell’Impero. Il successo fu notevole ed ebbe

inizio la divulgazione. Dopo il maestro Funakoshi vennero dalla loro isola del sud, il maestro

Motobe, il maestro Mabuni, il maestro Miyagi e il maestro Tyoyama. Questo periodo segnò l’inizio

dello sviluppo del Karate in Giappone. Il terzo periodo è caratterizzato dalla fondazione delle scuole

di stile con sedi centrali (Hombu Dojo).


Il Giappone stava attraversando un periodo di grandi sconvolgimenti sociali, molti Samurai,

dal 1850 in poi, non potendo più sostentarsi con quello che passava loro lo Stato, iniziarono a

guadagnarsi da vivere come artigiani, commercianti, contadini. Scesero in mezzo al popolo e

cominciarono ad insegnare. I Bushi di Okinawa, infatti, erano caratterizzati, rispetto ai colleghi

dell’Impero giapponese, dalla loro conoscenza e pratica del “TE”. Poco prima della seconda guerra

mondiale c’era l’abitudine di organizzare tra le squadre delle diverse università incontri in cui non

c’erano regolamenti, ma si usava il contatto con controllo. Chi praticava questa disciplina, lo faceva

per rafforzarsi, oltre che fisicamente, anche moralmente. Non si verificarono mai incidenti mortali,

ma i danni fisici erano piuttosto frequenti. Dall’esperienza di questo periodo è nato il

combattimento di gara con regole ben precise e il controllo prima del contatto.

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